Adiponectine

Le adipochine sono un insieme di molecola sintetizzate e secrete dal tessuto adiposo durante la sua attività fisiologica. Il tessuto adiposo è stato storicamente considerato un contenitore di grasso e di energia che serviva come elemento per la termoregolazione nel periodo invernale, riferendoci al tessuto adiposo bianco.
Ma negli anni si è scoperto che esso come altri organi è un tessuto a funzione endocrina.

L'obesità è uno stato di malattia che altera la secrezione di tali ormoni, infatti l'eccessivo aumento dell'adipocita maturo, stimoli l'infiltrazione macrofagica per digerire gli adipociti morti, il tal quadro si inquadra nell'ipossia tissutale dei tessuti quando crescono in eccesso a scapito dello sviluppo del sistema microcircolatorio. A questo punto ricordo che l'adipocita può aumentare di volume, ma non di numero. Le cellule che sviluppiamo nei primi due anni di vita le portiamo con noi fino alla morte corporea, esse sono deputate al deposito e dipendono non solo dall'alimentazione alla nascita, ma anche dall'alimentazione della madre durante la gravidanza e precedentemente ad essa. Tali ormoni ed il processo infiammatorio che ne deriva predispongono non solo al diabete di tipo 2, ma anche a patologia cardiovascolari sistemiche.
Il ruolo delle adipochine è in sviluppo, esse agiscono sia in maniera endocrina, che autocrina, che paracrina, sono coinvolte nella risposta immunitaria ed infiammatoria e regolano il metabolismo energetico. Dunque il tessuto che per anni è stato considerato un accumulo di materiale in realtà è la causa scatenante di svariate patologie mediche. Se consideriamo che l'obesità è un aumento di alimentazione carboidratica in prevalenza associata ad una scarsa mobilità, si capisce cosa l'ha innescata nella società moderna.
Tra le adipochine ricordiamo la leptina, l'interleuchina 6, il fattore di necrosi tumorale (TNF-alfa), la proteina stimolante l'acilazione (ASP), l'attivatore del plasminogeno (PAI-1) e l'adiponectina.
L'interleuchina 6 ed il Tumor necrosis factor, derivano dalle cellule infiammatorie che infiltrano il tessuto adiposo, la cui concentrazione è proporzionale al volume degli adipociti.
Ricordiamo alcune adipochine per comprendere le loro funzioni:
LEPTINA: essa rappresenta un segnale di sazietà che agisce a livello centrale (encefalico), ma influisce su varie funzioni come l'ematopoiesi (formazione del sangue), la riproduzione. Ricordo che tale molecola aumenta in corso di obesità.
ADIPONECINA: essa regola il metabolismo energetico, favorisce l'ossidazione dei trigliceridi, aumenta la sensibilità all'insulina sia del tessuto muscolare che epatico. Essa diminuisce in corso di obesità.
ASP; aumenta il recupero del glucosio negli adipociti, inibisce la lipasi ormono-sensibile, attiva la diacilglirecoloacil-transferasi. In sintesi facilità la produzione di trigliceridi ed inibisce l'ossidazione degli acidi grassi.
TNF-alfa: Incrementa l'insulino resistenza in corso di obesità. Aumenta la lipolisi con aumento degli acidi grassi liberi circolanti. A livello muscolare riduce l'espressione del trasportatore GLUT-4 del glucosio. Manda in apoptosi le cellule adipose del grasso bruno che regolano la termogenesi ausiliaria, riducendone nettamente la funzionalità.
PAI-1: fattore pro-trombogeno, che innesca il processo trombotico vascolare.
RESISTINA: riduce l'ingresso intracellulare di glucosio nelle cellule muscolari scheletriche.
Dopo questa breve parentesi biochimica, riguardiamo cos'è un adipocita.
Essa è una cellula deputata all'accumulo di acidi grassi in gocciole lipidiche, che ne occupano gran parte della cellula, per adibire alla loro funzione il citoplasma viene schiacciato sulle pareti cellulari di cui alla fine si vede una gocciola di grasso (vacuolo) e prevalentemente il nucleo.
La differenza tra un normo-peso ed un sovra-peso è rappresentata solo dal volume di queste cellule, nel sovra-peso sono più ricche di grassi. Come dicemmo, il patrimonio di adipociti è fissato alla nascita ed originano dai lipoplasti a loro volta originari del mesenchima primitivo. Solo negli obesi in fase pediatrica o adolescenziale si è vista un ipeplasia degli adipociti, anche se fenomeno riferito poco frequente, in cui si assiste all'aumento degli adipociti. Non si osserva il fenomeno opposto. Agli adipociti gli acidi grassi arrivano attraverso i trigliceridi sottoforma di chilomicroni, vuol dire che se assumiamo acidi grassi praticamente vanno a finire tutti nel tessuto adiposo. A tal proposito voglio ricordare che il cuore normalmente si nutre di acidi grassi per il suo lavoro, come anche il rene in determinate condizioni: digiuno.
Ricordo anche che il fruttosio termina la sua via metabolica in acido grasso.
I trigliceridi vengono sintetizzati a livello epatico e trasportati nel sangue attraverso le lipoproteine a bassa densità (LDH).
L'eccesso di fruttosio e secondariamente di glucosio si assiste a livello epatico alla sintesi di acidi grassi.
Gli organi interni e le strutture che svolgono funzioni meccaniche sono rivestite da tessuto adiposo come protezione dai traumi e da microtraumatismo posturale in corso di torsione assiale o localizzata.
A volte si assiste ad un iperplasia localizzata (lipoma) di tessuto adiposo dove è presente il punto di stress meccanico maggiore, in questa area ache se il lipoma viene adeguatamente rimosso, se persisterà lo stress meccanico nel tempo si genererà un nuovo lipoma recidivo compensatorio.
Esistono due tipi di adipociti uno a basso contenuto biossidativo (adipocita classico o giallo) e l'altro ad alto contenuto biossidativo (adipocina bruno).
Ovvero nel primo tipo le funzioni cellulari sono ridotte al minimo ed entrano in funzione in stato di necessità, movimento, freddo, etc. nel secondo tipo invece il meccanismo è molto sviluppato, anch'esso entra in funzione in determinate fasi della vita o quando lo sforzo termogenetico è importante ed intenso.
Infatti l'adipocita bruno ha i vacuoli lipidici distribuiti in maniera fine nel citoplasma, che si presenta ricco di mitocondri, un nucleo centrale direttore e il tessuto si presenta innervato e vascolarizzato in maniera importante (aspetto nel complesso che gli da il colorito brunato).
Il citoplasma contiene mitocondri dove è presente la proteina UCP-1 che permette di indirizzare il flusso protonico alla produzione di energia libera (TERMOGENESI SENZA BRIVIDO) e non di molecole energetiche. Questo grasso ci protegge dal freddo esterno, aumentando la temperatura interna. In corso di obesità o in sovrappeso, la temperatura aumenta inquanto il coro cerca di ridurre l'accumulo di grasso bruciandone di più attraverso il tessuto bruno. L'attività termogenetica viene regolata da recettori beta-3 adrenergici.
In età fetale e neonatale il grasso bruno è fortemente rappresentato e viene bruciato in grandi quantità alla nascita in caso di condizioni sfavorevoli.
Nell'adulto il grasso bruno è minimo rispetto al bianco ed aumenta se uno vive a temperature rigide.
Nel normopeso e fisicamente attivo il tessuto adiposo bianco che ne rappresenta il 20% circa del peso corporeo maschile e il 25% di quello femminile. Il volume massimo degli adipociti è di 1 micrometro, oltre non possono aumentare. Quando tutti gli adipociti superano la massa critica si arriva ai fenomeni di iperplasia adiposa.
 
Quando si cala di peso, gli adipociti rimangono uguali e sono sottoposti ad uno stress endocrino e dunque questo spiega perchè se uno sospende un tipo di alimentazione basata sul concetto delle chilocalorie, riprende prontamente il volume di partenza, anzi ne accelera il fenomeno.
La ricerca ha dimostrato che il volume dell'adipocita regola il senso di fame, dunque se un adipocita è abituato a quel pasto ed a quell'introito di acidi grassi, se cala, automaticamente stimolerà la fame fin quando non viene soddisfatta. Questo spiega nuovamente il fenomeno delle diete ipocaloriche che conducono ad una fame sfrenata, per questo abbandonate dalla maggior parte dei pazienti.
 
Buona navigazione
Alberto Cataldi