Kiwi

Il kiwi è il frutto della pianta Actinidia chinensis (famiglia Actinidiacee). Si tratta di un vegetale del quale esistono piante maschili, con fiori raccolti a grappolo, e piante femminili, i cui fiori sono distanziati per dare spazio alla maturazione dei frutti.
L’origine di questo frutto è la Cina, da dove fu portato in Nuova Zelanda, che ne ha fatto uno dei suoi principali prodotti di esportazione, tanto che il kiwi deve il suo nome all’uccello simbolo della nazione.
Tuttavia, è l’Italia il maggior produttore mondiale, con coltivazioni concentrate in
Emilia-Romagna, Lazio, Puglia, Campania e Veneto.
 
Come tutti i frutti freschi, il kiwi è molto ricco di acqua e carboidrati, ma possiede un basso indice glicemico, per cui può essere utilizzato anche da chi soffre di diabete (uso saltuario, per la presenza di fruttosio!).
La vitamina C (acido ascorbico) è molto elevata in questo frutto da superare i livelli presenti negli agrumi.
Il kiwi ha un azione lassativa (emolliente fecale, regolarizzatore dell’intestino favorendo l’evacuazione) Vi sono alcune ricerche che dimostrano l’azione regolarizzatrice nella sindrome del colon irritabile,
favorisce anche la digestione delle proteine, per la presenza dell’actinidina, un enzima vegetale in grado di denaturare le proteine.
Su questo aspetto apro una piccola parentesi.

Vi sono vari alimenti ricchi di proteasi in questo caso parliamo delle proteasi a cisteina
che sono presenti anche negli acari della polvere (dermatofagoides), queste proteasi
spesso sono causa di allergie e nessuno di norma le crocerebbe con gli acari della polvere!
Ananas - bromelina /Papaia - Papaina/ Fichi - Fictina /Appunto i Kiwi (actinidina)

Qui apro una piccola parentesi sulle proteasi a serina che permettono la coagulazione del sangue. Capite che le eventuali interazioni con altre sostanze alimentari faciliterebbe l’innesco di un effetto domino sulla cascata coagulativa esempi di proteasi a serina sono (tripsina, chemotripsina, elastasi, subtilisina, plasmina, collagenasi, relina (La carenza acuta di proteina provoca la migrazione dei neuroni alterata, e se il gene codificante la sintesi di relina è completamente bloccato (genotipo omozigotico), si registra l'inversione degli strati della corteccia cerebrale. A questo punto vi dico che un alimentazione ricca di grassi riduce i livelli di relina nel cervello degli adolescenti e in varie malattie neurodegenerative con tutte le conseguenze del caso -
Questo puo’ portare a problemi in funzioni cognitive come flessibilita’ comportamentale e memoria e in futuro un deficit puo’ portare a malattie come Alzheimer o schizofrenia. Emerge da uno studio guidato dall’Eth Zurich pubblicato su Molecular Psychiatry. Indagini post-mortem effettuate su campioni di cervelletto umano di soggetti autistici hanno evidenziato una riduzione significativa delle cellule del Purkinje, che come è noto contengono i recettori di una proteina chiamata Relina e presentano anche i recettori degli ormoni sessuali estradiolo e testosterone. I risultati ottenuti in vitro dimostrano che la Relina interagisce con il peptide Aβ42 e ritarda la formazione di fibrille in corso di Alzheimer.
La dieta perinatale è in grado di modulare le funzioni cognitive a lungo termine, attraverso la microglia che sono le principali popolazioni di cellule immunitarie presenti nel cervello.
 
Capite che le interazioni a livello intestinale attraverso quello che mangiate tutti i giorni possono avee effetti diretti ed indiretti sulla microglia cerebrale facilitando l’insorgenza di patologia, attraverso anche l’azione su enzimi come la relina.
 
Vi sono ad esempio gli inibitori delle proteasi dei legumi (piselli, fave, soia, lenticchie e ceci) che prevengono il tumore intestinale ad esempio. Questi inibitori sono resistenti agli acidi gastrici dello stomaco arrivando fino all’intestino tenue dove circa 8% arriva fino all’intestino crasso entrando indenne nelle cellule intestinali (enterociti) inibendo gli enzimi: protosoma
(regola proliferazione) e matriptase (regola la metastatizzazione).
Adesso dopo questa paretesi che fa comprendere come l’alimentazione è essenziale per la cura delle malattie con altre ricerche specifiche, ritorniamo al kiwi.
 
L’azione terapeutica principale del Kiwi sono le azioni della vitamina C come: azione antiossidante (conferita anche dalla vitamina E); potenziamento del sistema immunitario, attraverso la formazione di anticorpi , che ci proteggono da infezioni, malattie varie; miglioramento della funzionalità del sistema nervoso; aumento delle biodisponibilità del ferro alimentare, favorendone l’assorbimento assunto con il cibo a livello intestinale (molto utile pertanto in caso di anemie).
 
La presenza di folati aiuta la donna in gravidanza e allattamento, ma è anche utile per ridurre la stanchezza fisica e mentale.
La presenza della luteina, uno dei carotenoidi più abbondanti presenti nel frutto, promuove la salute della vista svolgendo un’azione preventiva nei confronti della cataratta, contribuendo a ridurre il rischio di degenerazione maculare.
Inoltre allevia gli invalidanti sintomi respiratori dell’asma..
Ha effetti benefici anche sul sistema cardiovascolare, poiché abbassa la pressione sanguigna, fluidificando il sangue (grazie al potassio e alla vitamina K), riducendo pertanto il rischio di coaguli e, infine, migliorando il profilo lipidico del sangue, riducendo i trigliceridi ed aumentando il colesterolo buono (HDL).

Per questi motivi il kiwi è indicato in gravidanza, per alleviarne i frequenti disturbi circolatori, quali la pesantezza alle gambe, le vene varicose e le emorroidi. Alcune proprietà i, invece, dipendono dal contenuto di calcio e fosforo, i quali svolgono un’azione protettiva nei confronti delle ossa, prevenendo e combattendo l’osteoporosi. Infine, questo frutto sembra essere utile in caso di disturbi del sonno, grazie alla presenza di antiossidanti e serotonina.

 
Per quanto riguarda l’utilizzo del frutto, è importante innanzitutto dare consigli per l’acquisto, dato che i benefici che possiamo trarre da questo frutto dipendono strettamente dalla sua buona qualità. La nutrizionista consiglia per prima cosa di esaminare la provenienza: “abbiamo detto che l’Italia è il maggior esportatore al mondo per cui sicuramente la scelta migliore è quella di comprare kiwi nostrani, anche da un punto vista economico. Se, comunque, provengono dall’estero, è bene acquistare quelli di migliore qualità, e cioè quelli cileni o neozelandesi, quest’ultimi considerati i migliori dal punto di vista organolettico”. Ma come scegliere un buon kiwi?
 

“Innanzitutto non va consumato né acerbo, né troppo maturo: per acquistarlo al giusto grado di maturazione è sufficiente che risulti, al tatto, morbido e sodo al tempo stesso, il che significa che se si esercita una leggera pressione con la mano, devono restare le impronte delle dita, ma nulla di più. Il frutto deve poi presentarsi con la buccia integra”. Una volta acquistati, vanno mantenuti a temperatura ambiente, generalmente lontano da mele, patate e tutti quei frutti che liberano etere etilico, un gas che accelera il processo di maturazione. Ne segue pertanto che, al contrario, se sono stati comprati frutti acerbi, si possono posizionare vicino a delle mele per farli maturare e poterli così consumare.

Il kiwi è generalmente ben tollerato, ma va tenuto in considerazione il fatto che alcune persone possono risultare allergiche. “Solo in casi molto rari può determinare shock anafilattico, più frequente nei bambini che negli adulti, ma la sintomatologia è comunque molto fastidiosa, in quanto caratterizzata da diarrea, mal di stomaco e lieve gonfiore e prurito in bocca”. Esiste anche una cross-reattività, ovvero una forma di reazione associata a pollini o sostanze: in questo caso si tratta di lattice e polline di betulla, per cui “tutte le persone che mostrano allergia verso queste due sostanze dovrebbero evitare il kiwi (per il solo periodo di fioritura per quanto riguarda la betulla). L’irritazione alla bocca è una condizione che può essere provocata dalla presenza di piccoli cristalli aghiformi di ossalato di calcio, i quali possono irritare la mucosa del cavo orale, per attrito.

Purtroppo il kiwi rientra tutt'oggi nella lista delle allergie alimentari più diffuse al mondo; il principale imputato nella comparsa di questi fenomeni allergici - che spaziano da sintomi di irritazione della bocca e della gola sino a gravi reazioni anafilattiche - è una proteina, l'enzima actinidina. La stessa sostanza viene utilizzata - al pari della papaina e della bromelina - per intenerire
i cibi ricchi di proteine e connettivo come alcuni tagli di carne. Non sorprende, quindi, che le persone allergiche a lattice, banane, papaya o ananas siano spesso allergiche anche al kiwi.
È da ricordare che, avendo proprietà lassative (fibre solubili, zuccheri ed acqua), non ci si può dedicare al consumo esagerato di questo frutto, perché si potrebbe incorrere in problemi intestinali: in generale, vale la regola secondo la quale non bisognerebbe mangiarne più di 2 o 3 al giorno.
I kiwi sono, inoltre, controindicati per chi soffre di diverticolosi del colon, perché contengono molti semini. A tal proposito voglio ricordare che il problema non sono tanto i famosi semi, ma se associamo gli alimenti con glutine ad esempio che facilita l’infiammazione della mucosa ecco che il semino diventa un problema.
Con i suoi 620 mg di acido alfa-linolenico per grammo, l'olio di semi di kiwi rappresenta in assoluto una delle fonti più generose di questo acido grasso essenziale, capostipite degli omega tre.

Nell'alimento fresco il contenuto è inferiore; un kiwi di medie dimensioni (80 grammi)
apporta mediamente 33.6 mg di acido alfa linolenico. (Essendo il fabbisogno di omega tre in età adulta pari ad 1000-1500 mg al giorno,
il consumo di kiwi non contribuisce in maniera rilevante alla copertura di tale fabbisogno).
 
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Alberto Cataldi