Liquirizia

La liquirizia è usata in Asia da circa 5.000 anni per curare tosse, intossicazioni alimentari e disturbi al
fegato, mentre in Europa è stata introdotta solo nel XV secolo dai frati domenicani.
La liquirizia è digestiva, diuretica, antinfiammatoria, espettorante e protettiva della mucosa gastrica. Indicata contro tosse, mal di gola, catarro, cervicale e acidità gastrica esercita anche una blanda funzione lassativa.
La liquirizia aiuta a migliorare i disturbi dell'apparato gastrointestinale, compresi aerofagia, stitichezza, digestione lenta e ulcere gastro-duodenali. Tali virtù sono state confermate da studi recenti che hanno evidenziato come la liquirizia riesca a formare un sottile film protettivo della mucosa gastrica, utile proprio nel caso di ulcere gastro-duodenali e come difesa di fronte all'aggressione di alcuni farmaci.
La virtù che in passato ha reso celebre la liquirizia era quella dissetante: gli Sciti (popolazione nomade d'origine iranica) che si cibavano solo di formaggi di capra e liquirizia, camminavano per ore nel deserto senza patire la sete grazie all'azione rinfrescante di questa preziosa radice.
Chi soffre di pressione bassa può trarre giovamento dalla liquirizia poiché aumenta la pressione del sangue, ma per lo stesso motivo va consumata con parsimonia.
La glicirrizina - un principio attivo presente nella liquirizia che interviene sui livelli di aldosterone, un ormone che regola la pressione arteriosa - potrà tirarvi su. Per lo stesso motivo però, la liquirizia, consumata regolarmente ed in quantità elevate non è indicata per chi soffre di ipertensione.
 Mangiare liquirizia può anche assicurare un'adeguata protezione al fegato. Da uno studio è infatti emerso che il consumo di estratto secco di liquirizia per trenta giorni consecutivi produce un sensibile miglioramento di condizioni in individui affetti da insufficienza epatica cronica. Sarebbero gli antiossidanti di cui è ricca a favorire la riduzione di trigliceridi e transaminasi nei tessuti del fegato e l'aumento del glicogeno epatico.
La liquirizia può fungere anche da afrodisiaco: il profumo di questa pianta stimolerebbe il piacere femminile più di qualsiasi altro profumo.
L'abuso di liquirizia può avere effetti nocivi come provocare mal di testa,
gonfiori a viso e caviglie e ritenzione idrica. E’ controindicata in casi di 
insufficienza renale, sovrappeso, ipertensione arteriosa.
Sono state evidenziate interazioni con alcuni farmaci come i diuretici e i lassativi
(può aumentare la perdita di potassio),
cortisonici (ne aumenta gli effetti antiinfiammatori).
 È una pianta erbacea perenne appartenente alla famiglia delle Leguminosae e con lo stesso nome è
indicato l'estratto vegetale ottenuto dalla radice tramite bollitura.
La radice di liquirizia è commercializzata in forma di bastoncini da masticare, tagliuzzata per preparare tisane e infusi, in confetti preparati con l'estratto oppure ridotta in polvere e in succo.
Il nome liquirizia deriva da due parole greche: “glykys” che significa dolce e “rhiza” che sta per radice.
Conosciuta sin dall'antichità per il gusto delizioso e per le proprietà medicamentose, la liquirizia era citata
da Ippocrate ed utilizzata da Napoleone per calmare i dolori allo stomaco prima delle battaglie,
fu trovata nel corredo funebre di  Tutankamon e
negli ospedali francesi veniva unita a orzo e gramigna per preparare tisane salutari.
Gli effetti benefici di questa radice ne fecero per lungo tempo un 
prodotto esclusivo e piuttosto costoso delle farmacie.
In Italia fu solo dopo il 1930 che la liquirizia trovò il suo posto nel  mercato dolciario sotto forma di
pastiglia acquistabile in pasticceria o in tabaccheria (per le proprietà
antiinfiammatorie utili alla gola dei fumatori).
L'essenza di liquirizia è utilizzata (insieme al cacao) come 
additivo per la produzione di sigarette.

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Alberto Cataldi