Zuccheri e Tumri

Iniziamo dalla ricerca ufficiale. E' possibile che una mutazione cromosomica sia sufficiente a generare un cancro? E' possibile che una serie di mutazioni genomiche siano sufficienti a scatenare un cancro nel tempo? Quanti anni ci mette un cancro a crescere?
Quando scopriamo un cancro è li da tempo, ma tutto sembra cominciare dalla diagnosi, in realtà ci ha messo degli anni a rendersi visibile, duque questo implica un esposizione cronica a qualcosa.
Ma cosa? Virus, batteri, miceti sono stati presi in carica, agenti climatici, ambientlia, chmici etc sono stati presi in considerazione. Ma sugli alimenti si sa tanto e se ne parla poco.
Tutt'ora in molti centri si evita proprio l'argomento, tanti ne parlano ma a caso. Allora un po' di chiarezza signori e signore.
E' stato dimostrato da varie fonti che una dieta ricca dei grassi giusti e povera di carboidrati netti (ovvero il rapporto tra carboidrati totali meno il numero di fibre) aiuta a guarire dal tumore.

Nel 2016 un libro di Travis Christofferson, "Tripping Over the Truth: The Return of the Metabolic Theory of Cancer” mette in rapporto tra metabolismo e cancro, dati teorici e pratici sperimentali.
Il progetto Cancer Genome Atlas iniziato nel 2006 che si proponeva di sequenziare il genoma delle cellule tumorali dopo 10 anni circa è stato un progetto che rispstto all'Human Genome Project almeno diecimilavolte più impegnativo, ma i risultati tanto attesi sul genoma delle celluel cancerose si è rivelato un fallimento rispetto all'idea iniziale.

Il dato sostanziale fu che le mutazioni erano casuali senza una loggica apparente e dunque non sufficienti a spiegare la deviazione cellulare e l'espressività maligna del tumore.
In particolare si accorsero che la mutazione genetica avveniva molto tardivamente quando la cellula aveva assunto un determinato assetto metabolico e si era innescata nei tessuti una flogosi cronica che induceva il ricambio maggiore cellulare e la rimozione ritardata delle cellule danneggiate, questo portava a porsi una domanda: cosa generava questo aspetot infiammatorio?
I ricercatori si accorsero durante queste ricerche che il problema metabolico nasceva dal mitocondrio e che vi era una prevalenza di utilizzo da parte delle cellule tumorali dello zucchero e non dei grassi.
Una delle considerazioni principali era dunque il metabolismo del glucosio all'interno dei mitocondri, ovvero il glucosio passa prima nel citoplsma cellulare una fase metabolica fino alla conversione in piruvato (questo spiega la correlazione anche tra livelli di colesterolo e rischio di sviluppare un cancro), questa teoria fu intrapresa per primo nel 1920 da Dr Otto Warburg.
Questo ricercatore medico individuo una diversa velocità di flusso della glicolisi tra le cellule fisiologiche e quelle con deviazione tumorale. Questo effetto prese il nome di effetto Warburg.
Le cellule tumorali possono presntare livelli di attività glicolitica fino a duecento volte superiori, anche in presenza di alti livelli di ossigeno tissutale
osservò che si perdeva l'effetto Pasteur, ovvero che quando in un tessuto sano aumenta la concentrazione di ossigeno cala la velocità glicolitica.
Questo aspetot di recente è stato correlato ala presenza di un esochinasi legata ai mitocondri che genera un aumento dell'attività glicolitica senza che l'ossigeno sia consumato dal mitocondrio. Dunque questo lavoro conferma la disfunzione mitocondriale come causa del viraggio della cascata metabolica.
Questo effetto ha delle conseguenze molto rilevanti in alcune applicazioni biomediche. Ad esempio l'elevata glicolisi delle cellule neoplastiche può essere utilizzato come fattore diagnostico e prognostico di un tumore, anche per valutare se vi è risposta alla terapia effettuata, ma anche come marcatore di localizzazione del tumore nel corpo (tecniche di immagine che utilizzano un marcatore radioattivo (fluorodeossiglucosio) visualizzato con tecnica PET.
In un tessuto sano i livelli di acido piruvico se uno viene esposto a livelli di zuccheri aumentati, vengono nel tempo accumulati con la produzione di colesterolo, ma in condizioni neoplastiche quando la cellula si difende riducendo i livelli di produzione di ATP per atteunuare il metabolismo della cellula deviata e aumenta il livello acido del citoplasma con la produzione di acido lattico. Praticamente autogenera un ambiente ostile per controlloare il neotessuto che potrebbe prendere il sopravvento sui tessuti sani, cerca di adattare al massimo il neo-tessuto controllandolo, ma dopo un certo periodo ne perde il controllo fino alla metastatizzazione.
Dunque questo ricercatore fu il primo a capire che il tumore ama gli zuccheri in particolare il glucosio.
Nel tempo si vide che la cellula neoplastica non era in grado di metabolizzare i grassi. È come se il mitocondrio rendendosi conto dello stato cellulare infiammatorio riducesse la propria collaborazione per evitare che esso stesso muoia, questo combacia con la teoria che il mitocondrio era un batterio che si è adattato alla cellula per collaborare alla produzione di energia e permettere l'evoluzione cellulare medesima. Un po come fanno i batteri intestinali che facilitano i processi digestivi ed immunitari.
 
Aprirò un piccolo paragrafo sulle esochinasi che ve ne sono di vari tipi. 
Ricordiamo che l'esochinasi classica si attiva a livelli di 80-100 mg/dl di glucosio ematico e va al massimo della capacità funzionale. Questo implica che a livelli maggiori tutte le cellule ne devono produrre in maggior quantità per sopperire all'eccesso di zuccheri. Questo basterebbe per capire perchè il glucosio è tossico alle cellule e per questo viene eliminato dall'insulina rapidamente dal circolo!
Andiamo a valutare le esochinasi.
I mammiferi presentano quattro tipi di isoenzimi che variano a seconda della localizzazione tissutale, alle caratteristiche cinetiche, al tipo di substrato preferenziale e della funzione fisiologica. (esochinasi I, II, III e IV o esochinasi A, B, C e D).
Le prime tre (A, B e C) hanno un altissima affinità per il glucosio anche a basse concentrazioni e lavorano subito al massimo della loro funzione e vengono inibite rapidamente dal substrato prodotto in questo caso fosforilano in posizione 6 un fosfato producendo glucosio-6-fostato.
La esochinasi A è presente in tutti i tessuti e non risente delle modificazioni fisiologiche o ormonali.
La esochinasi B ha un sito attivo su ognuno dei due lobi (la molecona in tuti i casi e bilobata) e si presenta nel tessuto muscolare.
La esochinasi C viene inibita se è carente il glucosio.
La isochinasi D chiamata glucochinasi è diversa come azione biochimica. Localizzata nel fegato prevalentemente, ma anche pancreas, ipotalamo, intestino tenue ed in alcune cellule neuroendocrine. Essa è specifica solo per il glucosio ma se presente ad alte concentrazioni! Almeno deve superare i 200mg/dl per essere attivata, la sua affinità al glucosio è cento volte minore rispetto alle altre. Essa non presenta inibizione da parte del glucosio-6-fostato. Essa viene inibita dal fruttosio-6-fostato. Questo stimola una proteina regolatrice della glucochinasi, che si lega all'enzima e lo trasporta nel nucleo dove non è attivo. Appena le concentrazioni di F6P diminuiscono ecco che la proteina regolatrice la riporta nel citosol cellulare e la rilascia.
La glucochinasi ha un importante ruolo nel metabolismo carboidratico. Nelle cellule beta del pancreas, responsabili della produzione di insulina funziona da sensore per il glucosio, per controllare il rilascio di insulina tale meccanismo si ritrova identico anche nelle cellule alfa pancreatiche che rilasciano glucagone.
Nel fegato l'epatocita la utilizza per attivare o ridurre la glicogenosintesi.
Invece l'attività delle altre tre esochinasi è fortemente legata alla glicolisi.
L'attività della glucochinasi è correlata alla via glucogenetica. Essa infatti è destinata a inviare il glucosio in eccesso in altri siti quali ad esempio la formazione di glicogeno questo giustifica l'insensibilità al G6P.
L'esochinasi A, B e C si possino associare alla membrana esterna del mitocrondrio attraverso un legame specifico ad alcume proteine.
Questa adesione permette alle esochinasi di prelevare l'ATP necessario alla fosforilazione del glucosio direttamente dal mitocondrio. Questa associazione aumenta come detto fino a duecento volte in caso di cellula tumorale.
Le cellule neoplstiche non metabolizzano i chetoni e dunque non amano i grassi giusti! Questo spiega l'efficacia della dieta chetogenica sui tumori.
Dunque se diamo le proteine giuste, i grassi giusti e poco glucosio riusciamo a contrastare la crescita del tumore. Sulle proteine e sui grassi ne abbiamo parlato ma guardiamo ulteriori dettagli.
Quando si crea acidosi tissutale e duqnue eccesso di consumo di energia, si generano maggiori radicali liberi, il danno di membrana dei radicali liberi e non solo facilita la diffusione del tumore e la sua eventuale metastatizzazione.
Dunque dobbiamo iniziare a vedere il tumore non come qualcosa di estraneo che dobbiamo debellare, ma come qualcosa che dobbiamo modulare e ridurre grazie al nostro sistema di difesa ottimizzandone al massimo il funzionamento e fornendo al neotessuti meno glucosio e zuccheri in generale.
La produzione di radicali liberi crea la casualità del danno metabolico e del DNA e dunque l'eccesso di questi deve essere minimizzato, poiché dopo l'innesco del tumore sono gli stessi che ne permettono l'invasività!
La facilitazione di formazione di radicali liberi e di carenze nutrizionale sono secondari alla nostra dieta trasformata e sofisticata, ricca di zuccheri e di varie sostanze che acidificano il substrato interstiziale cellulare e non solo.
Dunque ottimizzando l'alimentazione riduciamo il livello di acidosi e ottimizziamo il metabolismo cellulare, se la cellula lavora bene non ha necessità di definire un neo-tessuto compensatorio.
Cambiare lo stile alimentare è alla base della cura del tumore.
Se siamo già malati dobbiamo cambiare proprio lo stile di vita ovvero lo stile alimentare deve diventare il nostro stile di vita.

Se non lo siamo, cambiando lo stile di vita preveniamo tante malattie e
garantiamo una longevità maggiore a parità di programmazione genetica.


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Alberto Cataldi